• Metamorfosi X - 155

     
     
    LAZIO 0741


    Ci fu la volta che il re degli dei si invaghì di Ganimede, un ragazzo frigio. Allora Zeus decise di mutarsi in un essere diverso da quello che lui era ... un uccello. Fra tutti trovò più degno quello in grado di portare i suoi fulmini.
    Detto fatto, battendo l'aria con penne menzoniere, rapì il giovane della stirpe d'Ilo che ancora adesso gli riempie la coppa e gli serve il nèttare ... malgrado la stizza di Giunone.
     
         
    Rex superum Phrygii quondam Ganymedis amore
    arsit, et inventum est aliquid, quod Iuppiter esse,
    quam quod erat, mallet. Nulla tamen alite verti
    dignatur, nisi qua posset sua fulmina ferre.
    Nec mora, percusso mendacibus aere pennis
    abripit Iliaden, qui nunc quoque pocula miscet
    invitaque Iovi nectare Iunone ministrat
    Ovidio, Metamorfosi, libro X, versi 155-161
     
     
     
       
        FotoSketcher - IMG 1957-004
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
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